”[…] La discussione e l’approvazione della legge sono state spostate a settembre: il fatto che persino le riottose e bizzose associazioni dei giornalisti abbiano sospeso il loro sciopero dovrebbe quanto meno fare riflettere i promotori dello sciopero dei bloggers. L’informazione, l’indipendenza, l’obiettività e la libertà si difendono tramite il loro continuo e indefesso esercizio. Mi sembra che questo sciopero non faccia niente di tutto questo, mascherando la propria inutilità dietro un logoro manto di eroismo, retorica e resistenza al censore berlusconiano. Non guasta mai, ma non basta più”.
(via francescocosta.net)
via placidiappunti:
- Se non sapete suonare non vi verrà in mente di fare i musicisti. Perché se non sapete scrivere vi viene in mente di fare gli scrittori? Io non so giocare a pallone e non pretendo che l’AS Roma mi faccia un provino, né pago una società per fare il calciatore a pagamento. È una metafora, sì.
- Per diventare un buon musicista è essenziale ascoltare molta e buona musica. Per diventare non dico uno scrittore, ma quantomeno non far morire d’infarto vostra madre dalle risate, dovreste ogni tanto leggere qualche libro. Sono quelli rettangolari, con la copertina rigida.
Vertigoz in Prontuario per giovani scrittori in erba (da leggere tutto)
Scrivere è tradurre. Lo sarà sempre. Anche quando stiamo utilizzando la stessa lingua. Trasformiamo quello che vediamo e che sentiamo (supponendo che il vedere e il sentire, come li intendiamo in generale, siano qualcosa di più che le parole con cui ci è relativamente possibile esprimere il visto e il sentito…) in un codice convenzionale di segni, la scrittura, e lasciamo alle circostanze e alle casualità della comunicazione la responsabilità di far arrivare all’intelligenza del lettore, non la totalità dell’esperienza che ci siamo riproposti di tradurre (inevitabilmente frammentaria se rapportata alla realtà di cui si era alimentata), ma almeno un’ombra di quello che nel profondo del nostro spirito sappiamo essere intraducibile, per esempio, l’emozione pura di un incontro, la meraviglia di una scoperta, quell’istante fugace di silenzio precedente alla parola e che rimarrà nella memoria così come il resto del sogno che il tempo non cancellerà interamente.
(José Saramago, via »)
Il politico non ha un privato, di Augusto Minzolini, 15 anni fa. Come passa il tempo eh.
(via junkiepop)
[…] Ovvietà numero quattro. L’opposizione, in tutte le democrazie, cerca i punti deboli dell’avversario, soprattutto alla vigilia delle elezioni. Dov’è lo scandalo, qual è la novità? Se Piersilvio s’indigna, non ha idea di cosa avrebbe passato suo padre in America, in Germania o in Gran Bretagna (dov’è inconcepibile che i capi di governo possiedano televisioni). Non solo in questi giorni: negli ultimi quindici anni.
Bene: quattro cose ovvie, in attesa di sviluppi. Intanto s’è insediato quietamente il governo Letta. Qualcuno che coordini ci vuole. C’è da lavorare, e il Capo è altrove.
(Beppe Severgnini, Corriere della Sera del 28 maggio 2009)
[…] Sono uno scrittore pre-moderno che non utilizza macchine, ma penna, inchiostro e carta da tenere con sé per averle sempre a portata di mano in aereo, in spiaggia e in hotel. Ha bisogno di altro la parola?
[…] C’è chi scrive per essere amato: Dickens, García Márquez.
C’è chi scrive per essere odiato: Céline, Houellebecq.
C’è chi scrive per essere gustato: Saramago, Nélida Piňon, artefici della lingua più gostosa, la lusitana.
C’è chi scrive per in-vertire: Balzac, Galdós, Dos Passos.
C’è chi scrive per sov-vertire: D. H. Lawrence, Juan Goytisolo, Jean Genet.
C’è chi scrive per di-vertire: Sterne, Saki, Diderot.
C’è chi scrive per con-vertire: Mauriac, Bernanos, Graham Greene.
C’è chi scrive per av-vertire: Swift, Voltaire, Orwell.
Temuto, amato, odiato, lo scrittore nasconde il segreto desiderio di essere, al tempo stesso, un disturbo per il mondo che è, e un creatore del mondo che può essere.
Il fine ultimo è, in ogni caso, il lettore e lo scopo dell’autore è avere un effetto sulla vita affettiva del lettore, tendere fra sé e il lettore un ponte per l’intimità anche a costo dell’intimidazione, rinnovare nella lettura lo spirito del lettore e l’esistenza del libro.
Perché sappiamo bene che il lettore, protagonista del post-meridiano, conosce il futuro. Lo scrittore, no.
Inoltre, perché lo scrittore consegni un libro al lettore, deve scrivere una letteratura che crei lettori, non una letteratura che conti lettori.
(Carlos Fuentes, da La giornata dello scrittore. Quando i sogni entrano nel libro, “La Repubblica”, 22-5-2009, p. 51)