
Gli illustri bocciati dalla nuovissima edizione della
Garzantina della Letteratura, in libreria da due giorni, hanno almeno altre due cose in comune (a parte l’esclusione suddetta, di cui la giornalista del «Corriere della Sera»
oggi pare quasi dolersi, sorpresa): ho letto di tutti loro almeno un libro; e non li amo. O per
come scrivono; o per
cosa scrivono (o per entrambi i peccati, uniti magari al fatto che i suddetti credano davvero di produrre letteratura imprescindibile per questo secolo già abbastanza confuso e raffazzonato di suo). Tali autori in alcuni casi – semplicemente – non mi comunicano nulla, o non mi entusiasmano, o mi infastidiscono; in altri li detesto, spesso li trovo “gonfiati” dalla risonanza mediatica. Senza Internet e la perversione autoreferenziale di decine di communities e blog “letterari” dubito che si sarebbe qui a
parlarne.
[Ciò non toglie che abbia letto (e ugualmente non ami) altri sopravvalutati come Dan Brown, Coelho, Piperno e Moccia, ma di loro – sigh! – la suddetta Garzantina non ha potuto
fare a meno].