«In molti romanzi ha descritto con maestria la forma mentis del comunista reale (il vizio della delazione, ad esempio). Per questo alcuni sono pronti a credere che in gioventù – lo proverebbe un documento d’archivio – Milan Kundera abbia realmente denunciato un disertore anticomunista.
Ne è certo uno scrittore e critico italiano: “Il primo e più bel romanzo di Kundera, Lo scherzo del 1967, racconta l’episodio occorsogli nella vita (o meglio da lui stesso provocato) ma a parti rovesciate […] a Kundera è toccato in sorte di apparire nel romanzo, cioè nella finzione, una vittima; ed essere nella realtà il carnefice”.
Molto di quanto si scrive sull’affaire Kundera, ancora tutto da chiarire, è inquinato da un implicito paralogismo che mette in relazione di causa-effetto vita e arte. Ultima, in ordine cronologico, scempiaggine del causalismo determinista».
(Serena Vitale, table talk nelle pagine della «Domenica» del Sole24Ore, 26 ottobre 2008)