
via nonsoloproust:
“Di Facebook sapevo quasi tutto quel che c’era da sapere. Sapevo che si trattava di aprirsi una pagina personale, di scegliere una foto, di inserire qualche informazione su di me, la mia data di nascita, il mestiere, le mie passioni. Lo sapevo perché un’amica mi aveva fatto vedere la sua pagina. Quando l’avevo vista avevo capito che si trattava di aprirsi una specie di loculo, una tomba con la foto che guarda in faccia i passanti, che appunto passano e se hanno voglia lasciano dei bigliettini, cambiano l’acqua dei fiori.”— Prigioniero di Facebook, di Andrea Bajani (da leggere tutto)
[via hiddenside, via petarda, via aitan]
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Unità di misura del giorno letta in Rete: C’è anche chi vive nello stress, di corsa. E quando ha un’ora la dedica alla rete [Che tristezza, via! Soprattutto per chi ci vive accanto, da quando il tempo è il regalo più prezioso che possiamo fare a chi amiamo. Tutto il resto è una balla colossale, da solitudine benestante]