A noi preme che il nostro giovane di media levatura arrivi il più possibile in alto, come intellettuale. Se poi quel concetto resta indefinito, tanto meglio. La nebbia può essere dannosa, ma non sempre; a volte quando non c’è la si inventa, come nelle battaglie navali, per coprire i nostri movimenti al nemico. Lo stesso faremo noi; dopo tutto, quel fumo non lo abbiamo fatto noi, c’è sempre stato.
La parola “compromesso” è necessaria alla sopravvivenza, dal momento in cui poggiamo i piedi per terra al mattino non potendo posarli in cielo. Ma questo non impedisce di perseguire onestà, impegno, autonomia o coerenza (che continuano a non fare notizia e a non essere titoli di merito) pur patteggiando la pena di vivere.
Ma Bianciardi no. Impietoso con l’intellettuale e con il sistema editoriale, non avrebbe in fondo desiderato altro, in vita. Irriverenza, ironia, disincanto? Considerata la fama (postuma) si potrebbe azzardare che con questo sarcastico manuale idealmente destinato a mediocri e assai poco talentuosi arrampicatori delle patrie lettere sia caduto nella trappola della volpe che non arriva all’uva.
Peccato – tanto astio – per un talento.
Luciano Bianciardi
Non leggete i libri, fateveli raccontare
Stampa Alternativa, Viterbo 2008