c’è un fiume che i vivi
divide dai morti
ma il corso
non è sempre chiaro
talvolta
(sebbene sia raro)
cade fradicio un albero
e unisce le rive
morti e vivi s’incontrano
ci si bacia alla bocca
ci si scambia dei fiori
poi gli addii e le promesse
d’incontrarsi di nuovo e
per sempre
lentamente
il tronco s’immerge
chi rimane ritorna sui passi
chi è in pace
nell’acqua sprofonda
Roberta Borsani, da Il rosaio d’inverno, Rimini 2009
(via)
E un che d’una scrofa azzurra e grossa
segnato avea lo suo sacchetto bianco,
mi disse: «Che fai tu in questa fossa?
Or te ne va; e perché se’ vivo anco,
sappi che ‘l mio vicin Vitalïano
sederà qui dal mio sinistro fianco.
Con questi Fiorentin son padoano…
(Inferno XVII, 64-70)
No. Non fu espiazione, né per il padre, né per sé. Né tentativo di salvarsi l’anima.
Enrico Scrovegni, straricco senza sensi di colpa, fiero dei beni accumulati e orgoglioso della sua rapida ascesa sociale, offre alla sua città la Cappella degli Scrovegni guadagnandone ammirazione e gratitudine.
Facendone esaltazione della propria carriera e della propria persona, oltre che capolavoro dell’arte di tutti i tempi.
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Chiara Frugoni
L’affare migliore di Enrico. Giotto e la Cappella degli Scrovegni
Einaudi, Torino 2008
Poiché alle cose divine si può accedere solo per simboli, ricorreremo ai segni matematici come a quelli più convenienti per la loro irrefragabile certezza.
(Niccolò Cusano, La dotta ignoranza I, XI)
Teoremi di uno spazio mentale e illusione ottica more geometrico demonstrata: Piero della Francesca dal codice al facsimile.
«La concretizzazione del tempo. L’ infinitesimale corrosione delle cose che il tempo produce e che permane nel mondo stesso, creando un velo su tutto. Ma, come scrivo, la polvere è impastata col polline, con la vita. E con le opere d’arte. Su di esse è come una coperta che, depositandosi, crea cambi di visione. La patina dell’ingiallimento su un quadro, il logoramento di una statua rimasta in mare: questa addizione e sottrazione di qualcosa all’opera crea una lettura semantica sempre diversa. O un totale disinteresse della critica».
Così come non si guarda una persona che dorme, a meno di non esserne innamorati […]
Massimo Pulini
La coperta del tempo. Dipinti e sculture in letargo
Medusa Edizioni 2008
Sgarbi d’autore [ovvero: poteva inventarsene un’altra invece di incolpare il ghostwriter].
» La copia
» L’originale
» Il libro che potrebbe leggere prima di cimentarsi ancora in imprese del genere.
[Ogni tanto rileggo pagina 35, qui, e rinnovo la mia ammirazione sincera verso quest’uomo]
«Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali […] qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sì il biglietto d’ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata dalle due date categoriche, qualunque cosa ancora noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente».
(Wisława Szymborska, Discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel, 1996)
» Opere, a cura di Pietro Marchesani, Adelphi 2008