«I media di scrittura hanno in antipatia tutto ciò che esorbita dal carattere alfabetico, e così sms, e-mail e indirizzi di siti web pullulano di “cè” anziché “c’è”; di “pò” anziché “po’”; di “a mò di…” anziché “a mo’ di”; di “non centra niente” anziché “non c’entra niente”. I vari “dì qualcosa, fà presto, stà zitto e và via”, spesso del tutto normalizzati con “di qualcosa, sta zitto, fa presto e va via”. In ognuno di questi esempi l’accento è sempre sbagliato, il caso nudo e crudo non è più considerato scorretto ma l’apostrofo ci vorrebbe per segnalare che all’imperativo è caduta la sillaba finale. Meno macroscopiche e più controverse le fattispecie di “buon amica” anziché il corretto “buon’amica” o “pover uomo” anziché “pover’uomo”: su questi anche la Crusca discute. Anche da noi è presente la controtendenza che aggiunge apostrofi dove non ci vogliono. Pittoresco, per la sua diffusione, il caso di “qual’è”; ma si leggono anche dei “c’è n’è abbastanza“».
Ma per la maggior parte delle fattispecie la spiegazione è una sola: ignoranza.
Queridos argentinos, hace pocos minutos, el jefe del gobierno de mi pais, Berlusconi, fue capàz de distinguerse con una de las suas penosas “bromas” sobre episodios dramàticos de la historia mundial. Esta vez fue el turno de Argentina y de el periodo dramàtico de los Desaparecidos. Por esta “broma” macabra vuestro Pais citò justamente al embajador italiano en Buenos Aires. Por aquello que puede valer, este blog de 700.000 click pide humildemente perdòn para tener un hombre polìtico asì gilipollas como Berlusconi. él es el nuestro Peròn, pero màs ignorante.
Como que nosotros conocemos bien las técnica de comunicaciòn de este cabròn de mierda, mañana podeìs estar seguros que Berlusconi retirarà sus palabras y acusarà los periodicos mondiales (y, por supuesto, comunistas) de haberlo malentendido. Es una pena a la cual los italianos estan acostumbrados desde 15 anos. Parece que tenemos solo que esperar en una nueva invasiòn de ejercitos extranjeros para liberarnos de éste sòrdido miserable, porqué todavìa él gana todas las elecciones.
(via Anellidifumo)

Chi sono io per esprimermi, giudicare, pontificare, non mancando di esporre i figli sventurati in vetrine tanto inopportune quanto improvvisate a sostegno di una verità presunta e strumentalizzata?
Chi sono loro – nani, ballerine e un’oscena cerchia di servi silenti che oggi pestano rabbiosamente i piedi – per permettersi certe sguaiate interferenze nel dolore altrui?
Sebbene sia madre e sia figlia, io non so cosa sia “giusto”.
Né so come si “viva” da diciassette anni dentro una macchina funzionante (regolare ciclo mestruale e possibilità di incubare un figlio, eh!) con riserva di carica a termine ma senza emozioni né relazioni.
Né come si muoia, ogni giorno un po’, dentro il dolore di sopravvivere a un figlio.
E voi?
Mentre inorridisco di fronte all’indecenza delle esternazioni e delle illazioni dirette a quel padre, voglio credere che Dio lo aiuti a sostenere la croce che si è caricato sulle spalle.
E liberi lei, finalmente, da tutti noi.
Definitivamente, non prendo sul serio quasi più nulla.via placidiappunti
A parte la poesia, la musica, il sesso, il cibo e l’umiltà.
Bonaventura
Sgarbi d’autore [ovvero: poteva inventarsene un’altra invece di incolpare il ghostwriter].
» La copia
» L’originale
» Il libro che potrebbe leggere prima di cimentarsi ancora in imprese del genere.