Immagina cose fatte d’aria, sale, fili di piombo, legno, cotone. Immagina di dare a questa materia un senso per il solo fatto di passarvi accanto, sfiorarla, pensarla. Di trasformarla, insieme al movimento e alla luce e regalarle una «seconda vita». Perché «i luoghi, le persone e il tempo sono capaci di influire l’uno sull’altro» – senza tuttavia esaurire il loro mistero.
Quando il sognatore muore che ne è del sogno
L’arte povera di Pier Paolo Calzolari
Saint-Paul-de-Vence, Fondation Marguerite et Aimé Maeght
6 dicembre 2008-22 marzo 2009
“Durante tutto il giorno osservo la natura, le persone che camminano nelle strade, l’agitarsi dei rami al vento, i riflessi prodotti dalle luci al neon e dai fari delle automobili in una notte piovigginosa, le meravigliose fenditure del selciato, e nello stesso tempo il susseguirsi dei sentimenti, l’intero complesso della realtà interiore ed esteriore. L’uomo è parte del tutto organico della natura. Mentre saldo una scultura, nessuna idea cosciente si insinua nel lavoro. Ho occhi solo per la realtà di ciò che accade davanti a me”.
85 sculture, 56 disegni, 26 gioielli dal 1929 al 1996 per “Le grandi mostre nei Sassi”
Matera, 14 giugno-18 ottobre 2008
È pittor degno che si conosca per la forza del colorito più che pel disegno; […] quantunque trattasse tutti gli accessorj con bravura tale che in finitezza ed amore non cedono al confronto de’ fiamminghi.
Sembra malinconica, Maria. E indaffarato il Bambino, a stringere tra le dita un uccellino dal lungo becco prefigurazione della sua Passione. E tutto troppo pieno, ridondante, enfiato, prezioso. Tutto troppo – e deliziosamente – materico, come i damaschi, i panneggi, i veli e le ombre, come la calzamaglia di san Venanzio che fa le grinze esattamente come quelle dei comuni mortali. E tattile, come il bordo sbrecciato dell’ultimo gradino, credibilmente percorso da una piccola crepa; talora illusionistico, come il velo che scende sulle vesti di san Pietro e non si sa bene dove inizi. Segreto che sta nei pigmenti legati e stesi a seconda del materiale da “fingere”, finché – davvero – il colore assuma valore di materia.
Fausto Melotti
L’amore (1971)
acciaio, 180 x 50 x 50 cm
Firmato
Una melodia spoglia come certi versi di Sandro Penna.
Canova e Lisippo
Milano, Galleria Carlo Orsi
15 maggio – 13 giugno 2008
Tutto quello che mi è successo è più di un romanzo, è veramente un’epopea…
(Camille Claudel, 1934)
Grazie alle sculture d’ombra le cose perdute lasciano traccia di sé. Per sottrazione, certo, dopo che un fumo denso di felicità possibili ha invaso la stanza e una pioggia grigia di polveri e fuliggini ha coperto con uniformità struggente ogni presenza.
Aria, polvere, impronte, fantasmi, e a mostra ormai conclusa ancora «sentire l’ombra come carne appesa al tempo». Con la fine delle cose, con il loro andar via la nostalgia irreparabile si mette sulle tracce di un sogno, assumendo la forma bianca dell’assenza nel luogo che esse occupavano e su cui la polvere non si è posata.
Claudio Parmiggiani
Apocalypsis cum figuris
a cura di J. Clair - Allemandi
[Musei e paesaggi di un itinerario intelligente e suggestivo fuori dai luoghi comuni; storie di amore e di tutela sulle orme di Corrado Ricci.
A Ravenna, fino al 22 giugno]